Chiudete gli occhi. Immaginate una serata estiva a Parigi, la città dell’amore. Immaginate di assistere alla Cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici, uno spettacolo in cui arte e bellezza si fondono in un abbraccio senza tempo per promuovere i valori dello sport, la competizione leale, il rispetto reciproco. Percepite l’armonia del creato impersonificato nei corpi scultorei degli atleti, capaci di prestazioni straordinarie, archetipi delle gesta che l’uomo può compiere quando la mente e il corpo sono disciplinati e protesi al raggiungimento dell’optimum. Poi, con l’occhio della mente, fissate la fiamma olimpica, che arde per l'intera durata dei giochi, rappresentazione terrena inestinguibile fuoco divino infuso nell'uomo. Sentitela alimentare la vostra energia vitale.
Bello, vero?
Ora, aprite gli occhi e tornate alla realtà che vi è stata messa di fronte: siete a Parigi, alla Cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici. Mentre ignari venite traghettati sulla Senna da un personaggio senza volto, davanti ai vostri occhi scorrono immagini distopiche di teste mozzate, spruzzi di sangue e colonne di fiamme che colorano di rosso Versailles. Poi una figura oscura al galoppo, accenni ad ammucchiate, drag queen che si esibiscono in stile locale per adulti a cielo aperto e che, all’acme dell’osceno, si dispongono ordinatamente dietro un tavolo per irridere l’Ultima Cena e prendersi gioco di Cristo, della teologia cristiana e di voi, ostinati a negare questo scempio.
Ci siete cascati in pieno.
Vi ho osservato indossare le vesti di avvocati esperti di arte e mitologia greca per difendere l’indifendibile e sostenere che no, quella non era una parodia dell’Ultima Cena, ma un richiamo a quel mattacchione di Dioniso e alle altre divinità pagane adorate nell’antica Grecia, dove le Olimpiadi sono nate.
Eh sì, mi dispiace stroncare la vostra carriera forense sul nascere, ma ci siete cascati con tutta la toga.
Quella scena era ed è stata concepita come ridicolizzazione dell’Ultima Cena. Se solo apriste gli occhi un po’ di più, vedreste chiaramente che l’obiettivo principale dell’intrattenimento di oggi, dalla musica al cinema, è svilire Gesù Cristo, con i doppi sensi, con gli accenni, con i simboli nascosti. Ed è lapalissiano che chi ha ideato la Cerimonia delle Olimpiadi non potesse mostrare esplicitamente al mondo il suo reale intento, e per questo, lo abbia dissimulato.
Poi, per mascherare meglio la menzogna trasmessa in mondovisione, sono intervenute le prevedibili dichiarazioni di Thomas Jolly, direttore artistico di questo obbrobrio, il quale si è giustificato dicendo che non voleva prendere in giro nessuno. Povero: lui non si era accorto che quella rappresentazione avrebbe richiamato l’Ultima Cena di Leonardo e potenzialmente offeso i cristiani di mezzo mondo, vero? In questi mesi e mesi di prove in cui tutto è stato calcolato al dettaglio e nulla è stato lasciato al caso, lui davvero – credetegli – non voleva assolutamente deridere nessuna religione. Siamo proprio dei cattivoni malpensanti.
Peccato però che la figura centrale dell’allegra tavolata, Barbara Butch, quella con l’aureola in testa per intenderci, abbia postato sui suoi social una foto che metteva a confronto il cenacolo di Leonardo da Vinci con uno scatto della scena appena andata in onda commentandola con un “Oh yes! Oh yes! The New Gay Testament”, taggando tutti gli altri partecipanti al “rito”. Ma pensa tu che coincidenza: l’artista è caduta in errore e non aveva capito cosa stesse rappresentando. Incredibile come possano sfuggire certi dettagli ai protagonisti di uno spettacolo, vero?
Però tutti a bersi la bufala di Dioniso. Tutti a pubblicare, quasi risentiti come se ad essere accusata fosse stata la madre, prove, evidenze e indizi come se non sapessero che chi inganna non lo fa apertamente. Lo fa subdolamente, lo fa vigliaccamente. Proprio come hanno fatto a Parigi, davanti ai nostri occhi.
Infatti il problema in sé non è neanche la scenografia dell’Ultima Cena, che tante e tante volte è stata palesemente oggetto di scherno, senza che la cosa fosse additata ad abominio. Il problema vero è – appunto – l’inganno. Perché è con l’inganno che cercano di entrare subdolamente nelle nostre menti e indottrinarci.
È con l’inganno del “Banchetto degli dei” che hanno dissacrato l’Eucarestia, avvalendosi di un improbabile Bacco azzurro, che, in modo ritualistico, viene servito come pasto mentre, tra l’altro, intona una canzone nella quale sogna un mondo in cui tutti siamo nudi.
È con l’inganno dell’amore inclusivo che ci hanno mostrato le immagini di tre ragazzi flirtare in una libreria e correre felici verso la libertà di un menàge a trois, dopo essersi scambiati libri sulla passione sfrenata, tra cui “Le Diable au Corps”, un romanzo in cui vengono narrate le esperienze sessuali di un ragazzo minorenne.
È con l’inganno dell’esposizione dell’opera d’arte taurina (che esiste dal 1937 e bla, bla, bla) che ci hanno fatto assistere alla venerazione dell’idolo, posizionato abilmente nel punto principale del palco.
È con l’inganno della tolleranza che ci hanno imposto di assistere a uno spettacolo lascivo, senza che noi avessimo voluto consapevolmente impedire ai nostri figli di vedere un contenuto inappropriato alla loro età.
Che poi per me puoi essere ciò che vuoi e amare chi vuoi. Puoi vestirti come ti pare. Puoi cambiare idea. Hai il diritto di trasformare il tuo corpo se senti che non rispetti la tua sessualità. Però l’espressione della tua libertà non mi deve costringere a subire un’imposizione. E invece, tra le righe di una storia suddivisa in capitoli tra i quali proprio Liberté, è stata surrettiziamente lesa la nostra di libertà. Con l’inganno, appunto.
E così, nel nome del politically correct, stanno pian piano corrodendo la nostra libertà e ci stanno trasformando in individui privi ogni identità: sessuale, religiosa, etnica, culturale, storica, nazionale, persone antropologicamente neutre facilmente plagiabili e controllabili, in quanto prive di punti di riferimento. Ma oramai c’è una regola non scritta a cui tutti dobbiamo sottostare: qualsiasi dottrina, se propagandata sotto l’egida dell’ideologia woke, è buona e giusta e non devi dissentire, altrimenti sei bacchettone, omofobo, razzista, insensibile alle diseguaglianze sociali e anche un po’ stronzo.
Quindi – alla luce di questa inclusiva censura – non dirò che la presenza di quella bambina tra i paladini dell’amore libero per me è stata solo e soltanto pedo-inclusione. Che indurla a muoversi con una gestualità non adatta alla sua età è stato indecente. E che il gesto del taglio della testa da parte di uno dei ballerini, che la guarda ambiguamente, non è stato casuale ma è stato l’apoteosi della perversione (e della ritualità occulta…). Obscurité è dunque il nome migliore per questo orrendo capitolo.
Del resto, oramai l’ipersessualizzazione dei bambini e il loro indottrinamento all’assoluta fluidità è una realtà, come confermano i corsi sul tema tenuti da drag queen nelle scuole di mezzo mondo, i cartoni animati pieni di messaggi subliminali e la presenza crescente sui social di personaggi ambigui il cui target sono proprio i più piccoli. E mica Parigi poteva essere da meno. Anzi è andata oltre: ha invitato Celine Dion. Proprio lei che ha lanciato una linea di abbigliamento gender–neutral per neonati e bambini chiamata Celinununu.
Nel suo spot, degno di un film horror, la nostra insospettabile protagonista si intrufola in un ospedale di notte e si dirige furtivamente verso il reparto maternità diviso in due sezioni, blu per maschietti e rosa per le femminucce. Con il sottofondo di una tenera ninna nanna e della sua voce soave che ci ricorda che “i nostri figli non sono davvero i nostri” e che quindi devono essere liberi di scegliere cosa vogliono essere, inizia a spargere coriandoli neri presi dalla sua valigetta cancellando i colori e uniformando l’abbigliamento di tutti i neonati, tra i quali ne spicca uno con una tutina nera con su scritto: Nuovo Ordine. Beh, più chiaro di così?
Però – c’è un però – se ti azzardi a nominare il nome di Gesù sei fuori. Perché la Carta Olimpica vieta qualunque forma di dimostrazione o propaganda religiosa, politica o razziale. E in nome di questa inderogabile neutralità, l’atleta brasiliano João Chianca ha dovuto rimuovere dalle sue tavole da surf l’immagine del Cristo Redentore, pena l’esclusione dalla competizione.
Quindi, rivediamo un attimo se è tutto conforme al rigido regolamento delle Olimpiadi: propaganda di indottrinamento alla gender-neutrality: sì. Contenuti inappropriati ai minori: okey. Blasfemia: si può fare. Accenni di pedofilia: benissimo. Simbologia occulta: ovvio. Riferimenti a Cristo: no; ma certo che no! Abbiamo delle regole rigide qui: Dobbiamo tutelare il fluido diritto di tutti di essere fluidamente tutto ciò che vogliono. Tutto sì, tranne che cristiani. Non c’è spazio per Gesù qui! E non mi stupisce: la luce nelle tenebre non è stata accolta…
La verità è che sotto il velo di quello che appare è in corso una battaglia spirituale. Ma non tutti lo vedono.
Allora, vi dico ciò che ho visto io: ho visto la ritualità di una messa nera abilmente celata. Ho visto il cavaliere dell’Apocalisse cavalcare alla guida di tutte le genti, dirigersi verso l’immagine della bestia, a cui la cerimonia è stata consacrata, affinché tutte le nazioni possano adorarla, sotto lo sguardo vigile dell’avversario, “menzognero e padre della menzogna”. E ho visto i suoi occhi proprio lì, sotto la Torre Eiffel.
Ma nel vostro oscuro e ingannevole racconto, avete dimenticato il capitolo finale: Veritè. “Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo”.
La fiamma olimpica arde eternamente.
Rona
♥
“Io sono la via, la verità, la vita”





