Povere Creature: “Lasciate ogne speranza, voi ch’entrate” al cinema!

Finalmente è arrivato anche nelle nostre sale l’attesissimo “Poor Things” (Povere Creature), che narra la storia di Bella (Emma Stone), una giovane donna morta suicida, riportata in vita dal Dott. Godwin, il quale le trapianta il cervello del feto che portava in grembo. Il film ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia, il Golden Globe come “miglior film musical o comedy” e ha ricevuto svariate candidature agli Oscar 2024. E, dal sentiment imperante, credo sia piaciuto molto a molti. Bene. A me no. Sempre che io possa ancora dire che Povere Creature non mi è piaciuto, vero? Chiedo alla regia: si può dire, sì?

 

Domanda legittima la mia, poiché se ti azzardi a scrivere ingenuamente da qualche parte “Povere Creature non mi è piaciuto” vieni spesso considerato un imbecille privo di gusto e capacità critica e accerchiato da schiere di “allora, non lo hai capito”, “lo hai banalizzato” o “non lo hai letto nel contesto”, ecc.

 

Ecco, dato che ci siamo, vorrei dire a questi novelli Spielberg di poter cortesemente iniziare a contemplare l’ipotesi che ci siano esseri umani a cui un film, per quanto pluripremiato, possa non piacere, nonostante lo abbiano capito, ne abbiano colto le metafore e lo abbiano decodificato. E vi dirò di più: un film può legittimamente non piacere anche a chi non è un media literate e a chi non ha alcuna cultura cinematografica. Un film è come la musica, è come un quadro: ti comunica qualcosa a prescindere, poiché l’arte parla all’anima e quella ce l’abbiamo tutti.

 

Ma torniamo a noi: no, Povere Creature non mi è piaciuto. L’ho trovato decisamente orrendo, per essere precisi. Non sono stata folgorata da nulla di così geniale, anzi, a dire il vero, mi ha stupita la ricorrente banalità e grettezza dei dialoghi. Certamente, ho notato come è stato tutto furbescamente imbastito: ho visto colori e costumi avvicendarsi parallelamente ai cambiamenti della protagonista. Ho osservato le atmosfere gotiche e steampunk e colto i riferimenti culturali. Ho percepito la colonna sonora dissonante e disturbante, nonché le inquadrature volutamente esasperate. Ma tutto questo è solo l’artistica cornice di un quadro ripugnante.

 

E i motivi principali sono tre.

 

 

1. “Non esiste il modo giusto di fare la cosa sbagliata”

 

E quello che si è visto in “Povere Creature” è terribilmente sbagliato. Anche se ti chiami Yorgos Lanthimos e il tuo stile è – diciamo – bizzarro, è sbagliato mostrare sul grande schermo scene così spinte ritraenti una persona solo in apparenza adulta, ma che, per una buona parte della pellicola, ha una consapevolezza infantile (in perfetto stile “Born Sexy Yesterday”, guarda caso…). Se non ve ne foste accorti, su quello schermo avete visto una bambina avere rapporti intimi con uomini adulti, che approfittavano della sua ingenuità. L’avete vista umiliata e soggiogata. E questo aspetto è passato quasi inosservato perché, come hanno scritto decisamente in troppi, quelle esperienze sono “funzionali al personaggio”. Invece, in quell’infido bombardamento di immagini non c’è assolutamente nulla di funzionale al personaggio: non c’è scoperta di un’identità, sperimentazione, espressione della propria personalità.

 

Non c’è neanche l’intento di palesare gli angoli più beceri dell’animo umano al fine di creare consapevolezza nello spettatore. Nulla di tutto questo: in quelle immagini  (come del resto in Hollywood) c’è solo perversione. E una mela (!), quella dell’inganno. Perché peraltro, a dirla tutta, il trailer che per molto tempo ha serpeggiato ammaliante su tutti i social non ha lasciato intendere quanto fosse rilevante la sessualità nel percorso di Bella e se per caso non avevi mai sentito parlare di Lanthimos, sei andata al cinema inconsapevole, proprio come lei, e una forma di violenza – che tu ne sia consapevole o no –  l’hai subita anche tu.

 

 

2. L’intelletto è una comparsa

 

Il vero protagonista del film è il corpo di Bella, che lei usa come strumento principale della sua emancipazione. Per quanto io ritenga sacrosanto il diritto della donna di disporre del proprio corpo, ho trovato estremamente riduttivo e mortificante rappresentare la protagonista rivendicare la propria libertà principalmente attraverso un approccio bulimico alla sessualità e quasi relegare il suo intelletto a un ruolo marginale. Quindi a chi dice che il film è il manifesto del femminismo, vorrei far notare che è esattamente il contrario. Certamente il corpo di noi donne nei secoli è stato mortificato, demonizzato, controllato e noi rese colpevoli del nostro desiderio e di quello che suscitiamo nell’uomo, del piacere che proviamo e di quello che non proviamo, in alcune latitudini persino colpevoli di avere un corpo che va quindi mutilato. 

 

Eppure è nel riconoscimento delle capacità del proprio intelletto che la donna ha trovato la forza di conquistare i propri diritti, allo studio, al voto, alla gestione della propria sessualità, senza cinture fisiche e mentali e ipocriti pregiudizi. Trovo quindi inquietante che si affermi l’idea di una liberazione acquisita quasi principalmente con l’anarchia sessuale e la promiscuità. È questa la libertà cui dunque le donne ambiscono? La libertà del degrado?

 

 

3. La morale della favola non è morale

 

Dov’è la scelta di Bella? Quand’è che sceglie il bene rifiutando il male? In quale punto del film vengono inequivocabilmente etichettate come sbagliate la lussuria, la gola, la rabbia? Mai. Perché infatti non c’è nessuna catarsi. E allora cosa c’è di così eroico nel suo percorso? Perché la critica perlopiù parla di Bella come fosse una donna che ha qualcosa da insegnarci? Bella cresce, ma non evolve interiormente. E la pellicola in tutti i modi cerca di inculcarci l’idea che bisogna sperimentare tutto, non solo il bene ma anche “il degrado, l’orrore”. Del resto, la stessa Emma Stone, nel suo discorso di ringraziamento per il Golden Globe come “miglior attrice”, ha dichiarato che il suo personaggio “accetta il bene e il male in egual misura”. 

 

E questo è il suo imperdonabile errore: combattere il male che alberga subdolo dentro di noi è l’unica strada per l’evoluzione interiore, altrimenti non si è di fronte a un risveglio – come in tanti hanno scritto – ma semplicemente a una maturazione anagrafica e culturale che si acquisisce naturalmente attraverso gli incontri, la lettura o i viaggi. 

 

Accettare il male e il bene in egual misura perché entrambi parte dell’esperienza-vita significa non compiere una scelta, essere in pratica come gli ignavi di Dante, sanza ‘nfamia e sanza lodo: gente cioè spiritualmente passiva. Il momento della scoperta e della lotta con ciò che di marcio esiste dentro di noi – la nigredo alchemica – è il momento in cui si può parlare di risveglio, quando si inizia a capire che lo scopo dell’esistenza è la ricerca del Bene, l’unica vera morale. 

 

Bella, invece compie un’involuzione etica perché da vittima diviene, a sua volta, carnefice e nel drammatico epilogo della vendicativa sostituzione del cervello umano con quello animale c’è il vero abominio che svilisce la creazione divina al livello subumano. Nella Cappella Sistina il dito di Dio, uscendo da quella che è stata giustamente interpretata come immagine del cervello, si protende a toccare il dito dell’uomo per infondere lo pneuma che rende viva la creatura. Nel film si assiste al processo inverso: l’apologia della pedofilia e della perversione conduce a un esito nichilista, che aborrisce la vita e la virtù, con la sostituzione del cervello umano, vero specchio di Dio, con uno animale.

 

Che dire? Per me “Povere Creature” è stato solo l’ennesima conferma di come Hollywood continui a farsi il principale portavoce del viscido disegno di violare la nostra mente in modo subliminale attraverso film e musica per allontanarci da ciò che è puro e normalizzare il torbido, per sdoganare il Male e allontanarci dalla Verità.

 

Ora vi starete chiedendo “Quid est veritas?”. Bene, sappiate che questa domanda se la pose anche Ponzio Pilato, ma si “lavò le mani” ed eluse la scelta.

 

Siamo chiamati a non commettere il suo stesso errore.

 

 

Rona

 

 

“Quando la razza umana imparerà a leggere il linguaggio del simbolismo, un grande velo cadrà dagli occhi degli uomini.”

Mainly P. Hall

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