Monsters, Inc. - L'invisibile in bella vista

Alcuni film celano un messaggio ulteriore, mimetizzato, che se identificato fornisce la chiave di decodifica di un più profondo livello di interpretazione.


Monsters, Inc. della Pixar è uno di questi. Un film per bambini, in apparenza. Una storia di mostri buffi e amicizia improbabile. Ma sotto la superficie animata, c'è qualcosa che non torna, e che una volta visto non si riesce più a ignorare.


Perché un film per bambini? Perché è il formato che abbassa le difese. Nessuno analizza criticamente quello che considera intrattenimento innocuo. Ed è proprio lì, in quella zona cieca dello sguardo, che certi messaggi viaggiano indisturbati.


La Monsters, Inc.


Siamo a Monstropolis, una città abitata da mostri e alimentata da un'unica fonte di energia: le urla dei bambini. A causarle e raccoglierle ci pensa la Monsters Inc., un'azienda che ogni notte manda, attraverso porte magiche, i suoi mostruosi dipendenti nelle camerette dei bambini per spaventarli.


I mostri sono convinti che i bambini siano tossici e mortali al contatto. È quello che gli hanno sempre detto. Ed è su questa menzogna che regge l'intero sistema. Chi lavora per Monsters Inc. lo fa in buona fede, terrorizzato a sua volta, inconsapevole strumento di qualcosa di molto più grande e molto più oscuro.


Monsters, Inc. in sostanza funziona come una vera e propria organizzazione criminale. Ci sono gerarchie rigide, un ufficio investigativo interno che interviene ogni volta che qualcosa minaccia la struttura e una regola ferrea: chi scopre che i bambini non sono pericolosi e ostacola l'azienda viene messo a tacere. Esiliato sull'Himalaya: allontanato, isolato, rimosso dalla scena. Esattamente come si fa con chi sa troppo.


Uno dei dettagli più inquietanti è lo Scream Extractor, una macchina progettata per strappare le urla dai bambini con la forza, legandoli a una sedia. Un'estrazione diretta, sadica, violenta. Non un "Boo" notturno, ma un vero e proprio abuso.


I protagonisti


James P. Sullivan, detto Sulley, è il migliore spaventatore di Monstropolis. Grande, peloso, potente. È il protagonista, il "buono", ma all'inizio del film è anche un ingranaggio perfettamente funzionante della macchina. Fa il suo lavoro senza farsi domande. La sua trasformazione inizia solo quando incontra Boo, una bambina finita accidentalmente nel mondo dei mostri che, nella sua innocenza, non ne è spaventata. Sulley rappresenta il complice inconsapevole: chi esegue senza chiedersi il perché e, così facendo, beneficia di un sistema ingiusto senza rendersene conto.


Mike Wazowski è il suo amico, l'ottimista cronico, quello che crede nelle regole e nella meritocrazia aziendale. È convinto che lavorando sodo si arrivi in cima. Ha un solo occhio e non è un caso. L'occhio è uno dei simboli più ricorrenti nell'iconografia occulta ed esoterica: l'occhio che vede tutto è da secoli emblema di controllo, sorveglianza e potere nascosto. Solo che Mike, con il suo unico occhio sempre aperto, crede di vedere la realtà. In realtà vede solo quello che il sistema gli permette di vedere.


Randall Boggs è il predatore. Camaleonte, capace di rendersi invisibile. Opera nell'ombra, lavora per il vertice, non ha scrupoli. È lo strumento della violenza diretta, il volto operativo del male. Nei sistemi di abuso reale, Randall esiste. Non lo vediamo, ma c'è.


Mr. Waternoose è il nucleo del sistema. Fondatore, CEO, figura rispettata. Dice di amare l'azienda, di fare tutto per salvarla. Qualsiasi cosa. La sua battuta più rivelatrice è anche la più agghiacciante: "Rapirò mille bambini prima di far morire quest'azienda, e metterò a tacere chiunque si metta sulla mia strada."


Una frase che, considerato il periodo storico che stiamo vivendo, dovrebbe farci fermare a riflettere.


Il nucleo oscuro


A una prima lettura, il film racconta una storia che conosciamo bene: i potenti che trasformano la sofferenza dei più deboli in profitto. Ma c'è un paradigma interpretativo più oscuro.


Si chiama adrenocromo.


Chimicamente, è reale: una sostanza prodotta dall'ossidazione dell'adrenalina nel sangue umano. Il terrore estremo ne provoca un picco massimo nell'organismo. L'adrenocromo è stato dapprima studiato nei laboratori. Negli anni Cinquanta alcuni psichiatri, tra cui Abram Hoffer e Humphry Osmond, ipotizzarono che potesse avere effetti psichiatrici o essere coinvolto nella schizofrenia. Ma la prima apparizione culturalmente significativa fuori dai laboratori è in Paura e disgusto a Las Vegas di Hunter S. Thompson, 1971. Thompson ne parla come una droga estratta dalla ghiandola surrenale di un essere umano vivo, con effetti allucinogeni potentissimi, procurata dall'avvocato del protagonista tramite un satanista hobbista e possibile molestatore di minori.Il regista Terry Gilliam, nel commento al DVD dell'adattamento cinematografico del 1998, ammise che la rappresentazione era una esagerazione fittizia creata per il film.


Ad ogni modo da quel momento, l'adrenocromo ha attraversato decenni di cultura underground, comparendo in forum, romanzi distopici, fino a diventare uno dei pilastri narrativi del movimento QAnon. La teoria, nella sua versione più diffusa, sostiene che élite globali, quindi politici, magnati dell'entertainment, famiglie di antico potere, si procurino adrenocromo attraverso il traffico e l'abuso di minori, utilizzandolo per scopi ritualistici e per un presunto effetto ringiovanente.


Il terrore dunque, proprio come nel film Pixar, sarebbe fonte di energia.


La fonte di energia vitale


Nel film, a un certo punto, la piccola Boo ride. E la sua risata genera così tanta energia da mandare in blackout l'intera Monstropolis. La verità si impone da sola: è la pura gioia l'autentica fonte di energia, e l'innocenza dei bambini ne è fonte infinita.


Così, quel sistema costruito sulla paura, sul controllo, sulla menzogna e sull'abuso dell'innocenza crolla inesorabilmente.


Nel film, però.


Qui no. Non ancora. Qui la "Monsters Inc." detiene ancora ben saldo il suo potere.


E, se vogliamo davvero combattere i mostri, dobbiamo ricordare che il posto più sicuro in cui nascondere una verità è dove nessuno si sognerebbe di cercarla: davanti ai nostri occhi.


"Dietro quella porta c'è un bambino. Quel bambino potrebbe distruggerci tutti."

Waternoose, Monsters, Inc.

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