Squid Game: sei un giocatore ma non lo sai

Sei lì, sul divano a guardare la serie tv del momento: Squid GameEppure la verità è un’altra: non sei uno spettatore. Sei intrappolato dentro un gioco. Un gioco subdolo e manipolatorio, dove la posta in palio non è il denaro, ma qualcosa di più insidioso: il controllo delle tue emozioni e della tua mente.

 

E la cosa peggiore? Non te ne accorgi nemmeno.

 

Squid Game, per chi non lo sapesse, è una serie coreana che narra di un gruppo di disperati che accetta di partecipare a giochi mortali per vincere una somma di denaro astronomica. O forse sarebbe più corretto definirla come un festival della violenza, una finestra spalancata sugli abissi della natura umana. Ogni episodio trasuda sopraffazione, aggressività, disprezzo verso l’altro. Non c’è redenzione, non c’è crescita, non ci sono ideali o valori da riscoprire. C’è solo il vuoto assoluto, impacchettato con tutte le tecniche adatte a tenerti incollato alla schermo. E infatti tu, ipnotizzato, lo divori.

 

Dietro le quinte poi, la macchina di marketing è altrettanto ingannevole. Abbigliamento, scarpe, make-up, hamburger, biscotti e gadget di ogni tipo che invadono le nostre case normalizzando simboli di crudeltà e trasformandoli in elementi familiari. Filtri sui social che ti fanno vedere quale volto avresti nel gioco, sale giochi in ogni angolo del mondo e reality show che ripropongono le sfide in una versione “soft”. E poi c’è quella musichetta infantile che amplifica il contrasto con la brutalità delle immagini a cui fa da sottofondo. Ormai è onnipresente: la trovi come suoneria sui telefoni e come musica trend sui social. Un suono che si insinua nella mente e non se ne va più, tenendoti inconsapevolmente sintonizzato sulla frequenza di quelle immagini, anche quando non le stai guardando.

 

Tutto insomma, ogni dettaglio, è studiato per agganciarti e farti partecipare a un sistema che non hai mai davvero scelto ma che ti viene meschinamente imposto.

 

Ho sentito addirittura dire che Squid Game è in realtà una brillante critica sociale al capitalismo, alla competizione sfrenata, alla società del “mors tua vita mea”. Ma la verità è un’altra: la stessa serie che finge di denunciare la disumanizzazione, ti disumanizza. Ti spinge a divorare immagini tossiche, a banalizzare il sadismo, ad accettare la violenza come forma di spettacolo. Senza chiederti il perché. Senza riflettere su cosa significhi davvero indossare un pigiama ispirato alla più vile inumanità.

 

Del resto è così che funziona la manipolazione: è subdola. Non arriva bussando alla porta della mente per dirti “eccomi, sono qui per condizionarti”. No, si insinua silenziosa. Si maschera da spettacolo, da critica sociale, da “lo guardano tutti”, da capolavoro che affronta tematiche importanti. È così, mentre ti fanno credere che sei tu a scegliere, in realtà, stai semplicemente obbedendo.

 

È la stessa manipolazione che sfrutta la musica: testi che contengono violenza, misoginia, odio. Finti artisti che indossano la maschera del musicista ribelle, ma che in realtà sono burattini di una cultura distruttiva che ostenta fiera i lati più bassi dell’animo umano semplicemente perché vende. Vittime e carnefici di un mercato che ha sacrificato l’arte sull’altare del profitto.

 

Ti lamenti di una società sempre più violenta, ma ti nutri di questi contenuti. E ogni volta che lo fai non solo danneggi il tuo benessere interiore, ma legittimi un sistema che glorifica il male e contribuisci così alla peggior perdita culturale e storica della nostra epoca: la sconfitta dell’etica. Siamo di fronte a un capitolo doloroso dell’evoluzione umana, un passo indietro rispetto agli insegnamenti dei grandi pensatori che ci hanno preceduto. Platone e Aristotele ci hanno spiegato che il senso della vita risiede nella ricerca della virtù, nel perseguimento del bene, nell’elevazione dello spirito. Dante ci ha guidati attraverso un viaggio che esplora il significato della giustizia, della rettitudine e della redenzione, evidenziando l’importanza del cammino morale per la salvezza. Manzoni ci ha insegnato che la vera grandezza sta nella lotta contro le ingiustizie. Giordano Bruno ha sacrificato la sua vita per difendere l’importanza della ricerca della verità e del progresso interiore. Leonardo da Vinci e Michelangelo, attraverso le loro opere, hanno rappresentato l’ideale di perfezione spirituale.

 

E noi cosa abbiamo fatto di questo straordinario patrimonio di pensiero e valori? Nulla. Lo abbiamo dimenticato, lasciato svanire nel vortice del tempo e delle distrazioni. Abbiamo interrotto un cammino che ci aveva portato a concepire l’uomo come essere in grado di evolvere spiritualmente e cercare un significato più profondo nella vita. Al suo posto, abbiamo iniziato un processo di involuzione, un lento e inesorabile decadimento che ci ha spinto sempre più lontano dai principi di morale e integrità.

 

Non ci interessa più la crescita interiore, il miglioramento del nostro essere, la ricerca della saggezza. Preferiamo restare incatenati al nostro lato oscuro, come se il nostro io più autentico fosse quello che emerge nella sua forma più primitiva, quella che ci spinge a cercare gratificazione immediata, a cedere agli istinti e alla superficialità. È un ritorno alla bestia. Un tradimento di secoli di filosofia, di pensiero, di ideali che miravano a farci progredire verso la luce.

 

Eppure, possiamo ancora scegliere. Possiamo smettere di nutrirci di veleno per la nostra mente, possiamo decidere di non alimentare una cultura artistica diseducativa e riscoprire la vera arte, quella che innalza, che ispira, che ci invita a essere migliori. Possiamo scegliere, sì.

 

Tuttavia, la maggior parte delle persone che leggerà queste righe continuerà a sostenere che Squid Game è un’opera geniale, che è solo una serie come tante altre, che è giusto che ognuno esprima la propria creatività come meglio crede. Continuerà a difendere con ogni argomentazione possibile qualunque oscenità se a promuoverla è il proprio attore o musicista preferito perché l’idolatria la acceca.

 

Ecco, quella è la massa dormiente.

 

Poi però c’è una persona, che dentro di sé in qualche modo percepisce che in questo tipo di intrattenimento si nasconde qualcosa di profondamente sbagliato.

 

E quella persona potresti tu. Forse queste paro

le ti faranno fermare un momento a riflettere più a fondo. Forse rifiuterai il buio e cercherai una luce.

 

Ed è così che si esce dal gioco.

 

 

Rona

 

 

Gesù allora aggiunse: «Vedi, Didimo, come si è perduto il Regno? A furia di scherzi, di frasi inutili, di pensieri stolti, che sembravano solo innocenti passatempi.»

(Vangelo di Tommaso)

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