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Per i mistici, la “notte oscura dell’anima” è una fase della vita in cui ci sembra di essere immersi in una sorta di buio interiore e aridità spirituale. È un periodo che può durare giorni, mesi o perfino anni durante il quale ci si sente in balia di un senso impotenza verso la nostra esistenza, di paralisi della volontà e di indebolimento della nostra capacità di scegliere e agire, come se ogni energia vitale venisse risucchiata.

Paura, confusione e una profonda malinconia affollano la mente, come nubi nere che oscurano ogni speranza. Sebbene questa condizione possa essere scatenata da un evento esterno – una perdita, una crisi personale o un fallimento significativo – la notte oscura dell’anima può anche sorgere senza una causa chiara, insinuandosi nella nostra vita come un’ombra silenziosa e inesplicabile. Eppure, può essere un momento cruciale di rinascita.

La notte oscura dell’anima è infatti un passaggio essenziale per il risveglio spirituale. Quella sensazione di vuoto è indice infatti di una bellezza interiore che vuole riaffiorare dal buio in cui è precipitata.

È in sostanza l’inizio del viaggio di Dante che, nel suo percorso di vita, si ritrovò “per una selva oscura“, cioè in un momento di disorientamento che segna l’inizio della sua purificazione, che lo condurrà al Paradiso.

Come spiega San Giovanni della Croce in Notte Oscura, “[l’anima] all’inizio patisce per la presenza contrastante e contemporanea di due opposte influenze: lo splendore divino e la bruttura umana… per liberarsi dalla ruggine e dalle scorie delle affezioni che l’hanno intaccata fin nel suo intimo, l’anima deve annientarsi e struggersi…. a volte ella averte così acutamente la sua miseria che le sembra che le si spalanchino davanti le porte. dell’inferno… Il fatto è che l’oscurità e le altre sofferenze che ella patisce quando è investita dalla luce, non sono attribuibili alla luce, ma alle sue stesse miserie: la luce gliele rischiara e gliele fa vedere. Infatti più ella gli si accosta e più le si anneriscono le tenebre e si ispessisce l’oscurità in cui ella è sprofondata a causa della sua debolezza. Somiglia infatti a chi avvicinandosi troppo al sole, e non tollerandone lo splendore per la fiacchezza della vista, vede tutto nero.

Tuttavia, non si tratta di una concezione prettamente cristiana. La discesa nel buio interiore è una tappa necessaria nel percorso dell’anima anche in molte altre tradizioni spirituali. Nella mitologia greca, ad esempio, troviamo simboli di questa discesa e risalita. Pensiamo a Orfeo che scende nell’Ade per ritrovare Euridice, il suo amore perduto. Il suo viaggio è anche un confronto con le sue stesse paure e illusioni. La risalita dall’Ade simboleggia la vittoria su queste ombre e il ritorno alla luce.

Jung, da parte sua, afferma: “se cerchi una luce, cadrai innanzitutto in un’oscurità ancora più profonda… non si raggiunge l’illuminazione immaginando figure di luce, ma portando alla coscienza l’oscurità interiore“. Per Jung, la guarigione e la realizzazione spirituale passano attraverso la conoscenza delle nostre ombre, di quelle parti nascoste e spesso respinte del nostro essere. La vera crescita non consiste nell’evitare l’oscurità, ma nel confrontarsi con essa per far emergere un sé migliore.

Anche Pinocchio ha avuto a che fare con la sua “notte oscura“, simbolicamente rappresentata dal ventre della balena da cui viene inghiottito al termine del suo percorso. La pancia del grosso cetaceo sta infatti a rappresentare la consapevolezza del buio interiore, che precede appunto la sua trasformazione in bambino vero, vale a dire l’illuminazione alchemica.

L’alchimia infatti riconosce la necessità di una notte oscura: la Nigredo. Si tratta della prima grande trasmutazione alchemica, una fase cioè di oscurità in cui combattere la propria ombra interiore e sgretolare la concezione che si aveva di sé per lasciar spazio a un “io” rinnovato e spiritualmente migliore. Il motto alchemico “Visita Interiora Terrae Rectificando Invenies Occultum Lapidem” (Vitriol), che significa “Scendi nelle profondità della terra e, rettificando, troverai la pietra nascosta,” riassume bene questo processo: solo andando a fondo nella propria oscurità si può scoprire la “pietra filosofale” del proprio essere. In altri alchemici termini, è nel buio che il piombo si trasforma in oro.

In sostanza secondo diverse tradizioni, al fine di prendere consapevolezza di ciò che non ci fa crescere e liberare la parte migliore di noi è spesso necessario perdersi in un profondo buio. La notte oscura dell’anima quindi non è solo un momento di smarrimento, ma una chiamata al risveglio, un’opportunità per affrontare il nostro lato oscuro. È un invito a guardare dentro di sé, a sfidare le proprie paure, affrontare i propri difetti e correggerli per riscoprire la bellezza nascosta che ci spingerà in alto, verso la rinascita.
Allora, se ti sembra di aver toccato il fondo e non riuscire a risalire, non perdere le speranze. Forse è il tuo momento di svolta: quello in cui, con l’esercizio della volontà, finalmente ritroverai la Luce.

“Brillerà fra le tenebre la tua luce”
San Giovanni della Croce