Pinocchio: una favola esoterica

Pinocchio: una favola esoterica

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino” è una favola pubblicata per la prima volta nel 1883 e scritta dal giornalista Carlo Lorenzini (conosciuto come Carlo Collodi). Il racconto, famoso in tutto il mondo e molto amato dai bambini, nasconde numerosi simboli esoterici relativi al percorso di risveglio spirituale degli esseri umani, quello che – infatti – consente a un “burattino di legno” di diventare un “bambino vero”.

Dovremmo leggere e rileggere questa meravigliosa favola perché racchiude in sé messaggi fondamentali per l’evoluzione interiore. Intanto ti racconto i principali simboli esoterici:

Pinocchio: il nome Pinocchio rimanda alla ghiandola pineale che, secondo le tradizioni esoteriche, simboleggia il terzo occhio, quello che cioè consente la visione trascendente e che guida il percorso iniziatico verso l’illuminazione.

Geppetto: il creatore di Pinocchio, lo plasma da un tronco di legno, creando un burattino che è – appunto – allegoria di un essere inconsapevole della propria natura divina, un essere cioè “dormiente”. C’è, nella figura di Geppetto, una forte connessione col Demiurgo platonico. La parola “demiurgo” deriva dal greco e vuol dire “artigiano”, e rappresenta, nella filosofia platonica, un’entità quasi divina in grado di creare esseri imperfetti e dunque assoggettati ai turbamenti derivanti dalle illusioni della vita materiale. Non a caso, la casa di Geppetto è piena di orologi che servono a misurare una delle più grandi illusioni della realtà fisica: il tempo.

Il Grande Architetto: è Colui al quale si rivolge Geppetto affinché nel burattino inanimato da lui creato venga infuso un barlume di luce, un soffio vitale. Dunque, il Grande Architetto è Dio.

La Fata Turchina: è rappresentazione della Sapienza Divina ed è l’elemento essenziale per la trasformazione di Pinocchio in bambino. È lei che scende sulla Terra per infondere in Pinocchio la scintilla divina, ed è lei che dice a Pinocchio che il suo desiderio di diventare bambino si avvererà solo se saprà meritarlo. Gli esseri umani sono infatti dotati del libero arbitrio ed è tramite il suo esercizio che si può crescere e arrivare al risveglio spirituale. Il primo passo di Pinocchio è quello che lo conduce a scuola, che sta a rappresentare la Conoscenza. La Fata Turchina è sempre presente accanto a Pinocchio e lo aiuta nei momenti più difficili. A volte non percepiamo la presenza divina accanto a noi, ma possiamo stare certi che non siamo mai soli.

Il Grillo Parlante: è la coscienza, quella vocina interiore che ci indica la strada giusta, che ci suggerisce le scelte etiche. Quella voce che, proprio come Pinocchio, alle volte anche noi non vogliamo ascoltare. Alla fine della favola, quando il processo di illuminazione di Pinocchio è completato, il Grillo Parlante riceve dalla Fata Turchina un distintivo in oro che, secondo la tradizione alchemica, sta a rappresentare il punto più alto del percorso interiore.

Il Gatto e la Volpe: sono le tentazioni e, in un certo senso, rappresentano la nostra parte più fragile e corruttibile. Sono loro infatti a indicare a Pinocchio la via di un facile successo. Nonostante gli avvertimenti del Grillo Parlante, Pinocchio segue questi due personaggi per poi scoprire che il prezzo da pagare seguendo la strada sbagliata è altissimo: non può rivedere suo padre, il suo creatore, e tutti i soldi arricchiscono solo Mangiafoco, divenuto suo proprietario come in una sorta di vendita dell’anima. Mangiafoco infatti rappresenta “mammona” cioè la forza che governa le dinamiche di questo mondo. Resosi conto dell’illusorietà di quel successo grazie al Grillo Parlante, Pinocchio decide di scappare, ma si ritrova chiuso in gabbia. Ecco che solo l’intervento della Fata Turchina gli consente di liberarsi. La sua volontà di migliorare dunque mette in modo un meccanismo “superiore”.

Lucignolo: è il ragazzino che lo invita ad accompagnarlo nel Paese dei Balocchi e che sta evidentemente a rappresentare Lucifero, vale a dire colui che cerca di allontanare Pinocchio dalla retta via, quella cioè della scuola, che gli consentirebbe di conoscere i “maestri”, coloro che possono fargli da guida spirituale e avviarlo al percorso iniziatico.

Il Paese dei Balocchi: è un “luogo” senza scuola né leggi, quindi un posto privo di Conoscenza e di etica, per questo è abitato solo da bambini, cioè simbolicamente da anime non ancora evolute. Il paese dei balocchi è quindi la rappresentazione di una vita caratterizzata da ignoranza, non nel senso di mancanza di cultura, ma nel senso di indifferenza verso una ricerca e una crescita interiore; un posto in cui l’unico obiettivo è il soddisfacimento dei bisogni più bassi della propria esistenza. Il cocchiere, che ha il compito di vigilare, incoraggia questo modus vivendi perché sa che questa è la strada per creare” schiavi” e infatti i ragazzini che lo seguono vengono trasformati in asini, rappresentazione simbolica della parte più bestiale e istintiva dell’animo umano.

La Balena: la parte finale della favola in cui Pinocchio viene ingoiato dalla balena è fortemente ispirata al mito di Giona, il profeta che venne appunto inghiottito dalla balena. La pancia del grosso cetaceo sta a rappresentare la consapevolezza del buio interiore, l’apice della fase finale del percorso iniziatico e la fuga verso l’uscita dal suo ventre rappresenta l’illuminazione.

La favola di Pinocchio ci insegna che l’illuminazione si raggiunge con la volontà, con la capacità di sconfiggere la nostra parte più debole e istintiva, con la scelta quindi della strada più difficile: quella del costante miglioramento interiore.

 

“Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che vi entrano. Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.”

Matteo 7:6.12-14

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